Carta d’identità per cittadini stranieri

Ecco tutti i passaggi per richiedere ed ottenere la carta d’identità per cittadini stranieri in Italia.

Chi può richiederla?
Possono richiedere la Carta d’Identità per Cittadini Stranieri, tutti quei cittadini che siano in possesso di regolare permesso di soggiorno (o in possesso della carta d’identità del loro paese per i cittadini UE) e residenza anagrafica nel territorio Italiano.
Per tutti i cittadini stranieri residenti la carta d’identità ha esclusivamente valore di documento di riconoscimento e non costituisce un documento valido per l’espatrio.

Condizioni necessarie per il rilascio
La richiesta per la carta d’identità si può fare in qualunque momento presentandosi personalmente. Il minorenne dovrà essere accompagnato da entrambi i genitori, con documento valido, o tutore.

Assegno sociale per stranieri: come funziona

Che cos’è l’assegno sociale? Si tratta di una prestazione economica (ex pensione sociale), erogata dietro domanda, in favore dei cittadini che si trovano in condizioni economiche particolarmente disagiate con redditi non superiori alle soglie previste annualmente dalla legge.

È ricolto ai cittadini italiani, agli stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del comune di residenza e ai cittadini extracomunitari/rifugiati/titolari di protezione sussidiaria con permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.
È necessario che i beneficiari percepiscano un reddito al di sotto delle soglie stabilite annualmente dalla legge.
Il funzionamento dell’assegno sociale è molto semplice: il pagamento ha inizio dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda.
La verifica dei requisiti di reddito e di effettiva residenza avviene ogni anno.

Pensione per gli stranieri: come funziona la legge italiana?

Come funziona la pensione per gli stranieri che risiedono nel territorio nazionale?
La materia è molto articolata, diversificata e dipende dagli accordi presi dall’Italia con i vari Paesi.

Esistono due grandi categorie: il lavoratore comunitario (avente gli stessi identici diritti e doveri di un lavoratore italiano) e il cittadino straniero non comunitario che viene in Italia e lavora per poi restarci o per tornare poi nel proprio Stato natale.

Per gli stranieri comunitari

I cittadini comunitari godono delle stesse identiche condizioni dei lavoratori italiani: sia nella retribuzione che nelle varie condizioni di lavoro, pensione compresa.

Linee Guida per l’accoglienza degli alunni stranieri

Le “Linee Guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri”, pubblicate dal MIUR nel febbraio 2014, parlano chiaro, ribadendo ciò che nel nostro Paese è un diritto universale: l’istruzione.
I minori stranieri in Italia sono innanzitutto persone e, in quanto tali, hanno diritti e doveri che prescindono dalla loro nazionalità.
In accordo con questo principio non sono previsti requisiti di legge per i rifugiati e per tutti i minori neo arrivati nel nostro paese per accedere al sistema di istruzione.
Un grande aggiornamento di queste Linee guida, rispetto alla precedente versione datata 2006, è l’introduzione del tema della scolarizzazione nel livello secondario superiore e la distinzione fra i bisogni degli alunni con cittadinanza non italiana, ma nati in Italia (di seconda generazione) e i bisogni degli alunni migranti neo arrivati nel nostro Paese.
Altra grande differenza è sicuramente data dal numero in aumento degli alunni stranieri con cittadinanza non italiana, che sono quindi nati in Italia ma con entrambi i genitori non italiani.
Se nel 2005/2006 erano 400.000, nel 2014/2015 questo numero si è quasi raddoppiato, raggiungendo circa le 830.000 unità. L’aumento, costante, riguarda tutti i livelli dell’istruzione.

Stranieri e scuola: come funziona in Italia?

Il diritto allo studio nel nostro Paese è considerato un diritto-dovere: diritto a ottenere istruzione e insieme obbligo di frequentare le scuole fino all’età di 16 anni.

Il diritto-dovere all’istruzione è garantito al cittadino straniero – regolarmente soggiornante in Italia – alle stesse condizioni del cittadino italiano.

Per i minori stranieri:

  • diritto all’istruzione indipendentemente dalla loro regolarità, nelle stesse identiche forme e nei modi previsti per i cittadini italiani;
  • sono soggetti all’obbligo scolastico;
  • non esistono limiti: è possibile richiedere l’iscrizione in qualunque periodo dell’anno scolastico.

In mancanza di documentazione anagrafica o in possesso di documentazione irregolare, ne è responsabile uno dei genitori (o chi ne esercita la tutela).
In questo caso il minore viene iscritto con riserva, senza però pregiudicare il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado.

Assegno familiare stranieri: come richiederlo?

Assegno familiare stranieri 2018: cosa sapere

Gli assegni nucleo familiare stranieri (ANF) sono un diritto per tutti i cittadini stranieri con permesso di soggiorno di lungo periodo (come stabilito dalla sentenza del Tribunale di Brescia ordinanza del 14 aprile 2015).

Tale sentenza ha posto in evidenza il fatto che gli assegni famigliari sono un diritto per tutti i cittadini residenti italiani e stranieri, e non un’agevolazione che non può non essere concessa sulla base della nazionalità.

Dal 1° gennaio 2018, inoltre, è partito anche il nuovo reddito di inclusione 2018 stranieri.
Tali assegni sono chiamati “Assegni al nucleo familiare ANF” e sono un’agevolazione riconosciuta oggi anche agli stranieri, per il sostegno al reddito della famiglia anche se residente all’estero.
Si tratta quindi di benefici che i lavoratori dipendenti e i pensionati da lavoro dipendente possono richiedere al proprio datore di lavoro tramite specifico modello di domanda (devono sussistere i requisiti di reddito, determinati ogni anno dalla Legge Italiana).

A chi spettano gli ANF stranieri 2018?
Spetta ai lavoratori dipendenti, anche agricoli e lavoratori domestici, iscritti alla gestione separata, e ai titolari di pensioni da lavoro dipendente, ai titolari di prestazioni previdenziali ed ai lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto.

Requisiti:

  • Richiedente ANF: lavoratore o pensionato.
  • Coniuge: non separato legalmente, anche se non convivente.
  • Figli ed equiparati minorenni conviventi o meno; maggiorenni inabili se non sposati; figli studenti o apprendisti maggiorenni e fino all’età di 21 anni compiuti che fanno parte del nucleo familiare, per le famiglie numerose con almeno 4 figli gli ANF spettano fino al compimento dei 26 anni.
  • Fratelli, sorelle del richiedente e i nipoti minorenni o maggiorenni inabili: solo se orfani dei genitori, se non titolari di una pensione ai superstiti e non coniugati.

Come presentare la domanda?
La domanda assegni familiari INPS deve essere presentata dal richiedente ogni anno attraverso uno specifico modello.

1) Istanza presentata tramite il datore di lavoro: il richiedente deve utilizzare il seguente modulo: modello ANF/DIP (SR16). L’assegno versato dal datore di lavoro è un diritto riconosciuto per tutto il periodo di lavoro, anche se la domanda viene presentata dopo la cessazione del rapporto (la prescrizione avviene solo dopo 5 anni).

2) Istanza presentata all’Inps: la domanda ANF va presentata direttamente all’Inps nel caso in cui chi richieda l’agevolazione sia un lavoratore domestico, operaio agricolo dipendente a tempo determinato, se iscritto alla gestione separata o beneficiario di altre prestazioni previdenziali.

Rinnovo del permesso di soggiorno e matrimonio: che cosa cambia

Per ottenere il permesso di soggiorno, allo straniero extracomunitario basta dimostrare la convivenza con un cittadino italiano.
La sentenza n. 5040/2017 del 19 ottobre 2017 parla chiaro: la persona convivente more uxorio di un cittadino italiano ha diritto al rinnovo del permesso di soggiorno anche in assenza del matrimonio.
Secondo quanto stabilito, infatti, dal Consiglio di Stato è illegittimo il diniego di rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato motivato dalla mancanza di un reddito minimo idoneo al suo sostentamento sul territorio nazionale laddove sussista un rapporto di convivenza evidente e dichiarato (anche nel caso di un rapporto di lavoro di natura fittizia come la collaborazione domestica).
La sentenza riprende le indicazioni provenienti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in materia, secondo cui la nozione di “vita privata e familiare” (articolo 8, paragrafo 1, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo) include non solo le relazioni consacrate dal matrimonio, ma anche le unioni di fatto nonché, in generale, i legami esistenti tra i componenti del gruppo designato come famiglia naturale.
Per questo motivo, proprio in virtù della presenza di rapporti affettivi (di natura eterosessuale od omosessuale), l’eventuale applicazione di una misura di allontanamento o di diniego di un permesso di soggiorno è in grado, secondo la Corte di Strasburgo, di provocare un sacrificio sproporzionato del diritto alla vita privata e familiare per il soggetto portatore dell’interesse (Corte europea dei diritti dell’uomo, sentenza del 4 dicembre 2012).

Bonus mamma domani a tutte le straniere

Buone notizie per tutte le mamme straniere senza permesso di soggiorno di lungo periodo, che potranno usufruire del “Premio Nascita” di 800 euro una tantum, concesso a tutte le madri italiane.
Lo hanno deciso il Tribunale di Bergamo e di Milano, che si sono pronunciati con una sentenza a scanso di equivoci: l’estensione del premio a tutte le mamme straniere regolarmente soggiornanti in Italia.
La condotta dell’Istituto di previdenza, che aveva istituto il premio, è stata giudicata discriminatoria.
Ora spetterà all’Inps revocare le proprie circolari e pubblicare sul proprio sito una “nota informativa” che comunichi l’estensione del beneficio.
Come spiega il giudice Silvia Ravazzoni, l’Istituto dovrà eliminare “la condotta discriminatoria attraverso l’estensione del beneficio assistenziale a tutte le future madri regolarmente presenti in Italia che ne facciano domanda e che si trovino nelle condizioni giuridico-fattuali” previste dalla legge 232 del 2016.

L’Istituto a sua volta precisa di aver “chiesto alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al ministero del Lavoro e al Mef se intendano confermare l’orientamento finora espresso sulla limitazione del Bonus mamma domani alle residenti e immigrate con permesso di lungo soggiorno. Il governo non ci ha ancora risposto“.
Ricordiamo che il Bonus mamma domani consiste in un’una tantum di 800 euro che l’Inps eroga alle donne in gravidanza, almeno al settimo mese, tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2017.
Non ci sono requisiti economici, quindi viene riconosciuta a tutte le future madri:

  • al compimento del 7° mese di gravidanza;
  • al parto, anche se antecedente all’inizio dell’8° mese di gravidanza;
  • per l’adozione del minore, nazionale o internazionale, disposta con sentenza divenuta definitiva ai sensi della legge n. 184/1983;
  • per l’affidamento preadottivo nazionale o internazionale.

Stai per avere un figlio in Italia? Quali documenti occorrono?

Quando un bambino nasce in Italia è necessario fare la “denuncia o dichiarazione di nascita” all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune (non è necessario che i genitori siano in possesso del permesso di soggiorno). Si tratta di una comunicazione ufficiale che testimonia la nascita del bambino, con generalità del neonato (nome, cognome e sesso), il luogo ed il giorno della nascita.

Come scegliere il nome?

Le caratteristiche del nome, in Italia, sono regolate dal D.P.R. 396/2000:

– il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso ed è consentito assegnare un massimo di 3 nomi al minore;

– il neonato non può avere lo stesso nome del padre vivente, di un fratello o di una sorella viventi;

– non è consentito dare un cognome come nome;

– non è possibile che al minore vengano dati nomi ridicoli o vergognosi .

A tal proposito l’Ufficiale che registra la nascita del bambino può opporsi alla trascrizione di un nome che non sia consentito dal regolamento, ma non può rifiutare la registrazione del nome.
In questo caso, l’Ufficiale informa al Procuratore della Repubblica, il quale, in seguito alla segnalazione, può, a sua discrezione, attivarsi per chiedere una sentenza di rettifica del nome.

I nomi stranieri assegnati ai neonati devono essere espressi con le lettere contenute nell’alfabeto italiano e, laddove sia possibili, anche con i segni diacritici.

Nel caso in cui ci siano dei cambiamenti da apportare dopo l’emissione dell’atto di nascita, bisogna presentare un’attestazione rilasciata dall’autorità diplomatica del Paese di appartenenza in cui si specifica le generalità con le quali il suo cittadino viene riconosciuto.

Qual è la procedura per la registrazione?

Chi può farla:

  • se i genitori sono regolarmente sposati ed entrambi riconoscono il bambino, la denuncia può essere fatta da uno dei due.
  • Se i genitori non sono sposati ma entrambi voglio riconoscere il figlio, al momento della denuncia, devono essere entrambi presenti.
  • Il padre naturale non può riconoscerlo da solo, mentre il bambino può essere riconosciuto e registrato anche solo dalla madre.
  • Se la madre non vuole riconoscerlo, a lei viene garantito l’anonimato e il Direttore Sanitario dell’ospedale dichiara la nascita del bambino.
  • La registrazione della nascita può essere effettuata da una terza persona autorizzata dalla madre oppure dai genitori. L’incaricato deve essere munito di una delega scritta e del proprio documento di identità per poter procedere alla denuncia.

Quando?

Bisogna fare la dichiarazione entro 3 giorni dalla nascita presso la Direzione Sanitaria dell’ospedale in cui è avvenuto il parto.
Chi si presenta per fare la denuncia, deve avere con sé un documento identificativo che può essere la carta d’identità, il passaporto o il permesso di soggiorno.
In seguito, la Direzione Sanitaria dell’ospedale provvede ad inviare la denuncia fatta all’Ufficiale di Stato Civile del Comune. Non è quindi necessario che il genitore si rechi al Comune per registrare la nascita del figlio, in quanto la comunicazione già è stata fatta da parte dell’ospedale.

Come richiedere il permesso di soggiorno per il minore nato in Italia?

Come stabilito dalla Legge sulla Cittadinanza n. 91/92, i minori nati in Italia da genitori stranieri seguono la cittadinanza di almeno uno dei genitori.
Se i genitori sono titolari di un permesso di soggiorno, dovranno richiedere di aggiungere il neonato al proprio permesso, allegando alla domanda una copia dell’atto di nascita e del codice fiscale del minore. Non è  necessario che il minore sia in possesso del passaporto del Paese del quale è effettivamente cittadino (è prevista la marca da bollo di € 16.00 e il pagamento dei €30,00 per l’invio del kit).

Come richiedere il passaporto per il nascituro?

È necessario trascrivere l’atto di nascita del bambino presso l’autorità diplomatica o consolare del Paese del quale il bambino è cittadino.

Per la richiesta del passaporto, bisogna contattare il Consolato o l’Ambasciata del Paese di origine in modo tale di avere l’informazione completa su quale documentazione e quali sono i costi e i tempi per avere il passaporto per il neonato.

Come iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale?

Le modalità di iscrizione al SSN per i cittadini stranieri regolarmente presente in Italia varia in base al motivo di soggiorno.

Tutti i turisti (tutti coloro presenti in Italia per un periodo non superiore a 90 giorni), possono usufruire delle prestazioni sanitarie urgenti e di elezione a pagamento, in base alle tariffe regionali.
L’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale è previsto solamente per gli studenti e le ragazze alla pari.

Tutti i cittadini stranieri con regolare permesso di soggiorno possono iscriversi al SSN direttamente alla ASL del Comune di residenza anagrafica, o di domicilio effettivo indicato nel permesso di soggiorno.

Cosa consente l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale?
Il SSN consente la scelta del medico di base e la conseguente attribuzione di 4 crediti riconoscibili ai fini dell’accordo di integrazione.

L’assistenza sanitaria è estesa a tutti i familiari a carico dell’iscritto, regolarmente soggiornanti in Italia.

L’iscrizione al SSN può essere:

  • Obbligatoria

Tale iscrizione è rivolta a tutti i cittadini stranieri extracomunitari, che rispondano ai seguenti requisiti:

  • regolarmente soggiornanti che abbiano in corso regolari attività di lavoro subordinato o autonomo o siano iscritti nelle liste di collocamento;
  • regolarmente soggiornanti o che abbiano richiesto il rinnovo del permesso di soggiorno per: lavoro subordinato o autonomo, motivi familiari asilo politico, asilo umanitario, richiesta di asilo, per attesa adozione, per affidamento, per acquisto della cittadinanza;
  • in attesa del primo rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato o per motivi familiari.

Per beneficiare di tutte le prestazioni fornite dal Servizio Sanitario Nazionale occorre possedere la tessera sanitaria, che prova l’avvenuta iscrizione.

Come iscriversi?
Occorre recarsi all’ASL di appartenenza con i seguenti documenti:

  • permesso di soggiorno in corso di validità o richiesta di rinnovo del permesso attestata dalla ricevuta rilasciata dall’Ufficio postale o dalla Questura;
  • autocertificazione di residenza oppure, in mancanza di quest’ultima, una dichiarazione di effettiva dimora, quale risulta, sul permesso di soggiorno;
  • codice fiscale o autocertificazione
  • ricevuta attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rilascio del primo permesso di soggiorno per lavoro subordinato rilasciata dall’Ufficio postale.

Quanto dura l’iscrizione?

Ha la stessa durata del permesso di soggiorno.

  • Volontaria

Tutti gli stranieri soggiornanti regolarmente in Italia, per un periodo superiore a tre mesi, che non hanno diritto all’iscrizione obbligatoria, sono tenuti ad assicurarsi contro il rischio di malattia, di infortunio e per maternità, mediante la stipula di una polizza assicurativa privata oppure con iscrizione volontaria al SSN.

Hanno diritto ad iscriversi volontariamente al SSN:

  • gli studenti e le persone alla pari anche per periodi inferiori a tre mesi.
  • coloro che sono titolari di permesso di soggiorno per residenza elettiva e non svolgono alcuna attività lavorativa, il personale religioso, il personale diplomatico e consolare ed tutte le altre categorie individuate per esclusione rispetto a coloro che hanno titolo all’iscrizione obbligatoria.

Non possono essere iscritti volontariamente al SSN i cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno per cure mediche e per motivi di turismo.