Che cos’è il Reddito di Inclusione (rei)?

Si tratta di una misura nazionale di contrasto alla povertà, sul quale fa chiarezza la circolare n. 57 del 28 marzo 2018 dell’INPS, che ne illustra le estensioni per effetto della legge di bilancio.
La più importante novità riguarda il venir meno di tutti i requisiti familiari: dal 1° luglio 2018 il REI diventa a tutti gli effetti uno strumento universale di contrasto alla povertà, basato sul solo soddisfacimento dei requisiti economici.
Presso tutti i Comuni sono stati messi a disposizione dei cittadini dei punti di informazione sulla rete integrata degli interventi e dei servizi sociali e, qualora ricorrano le condizioni, assistenza nella presentazione della domanda.
I cambiamenti messi in atto dalla Legge di bilancio 208 riguardano anche la durata e la decorrenza della misura.

Come funziona la regolamentazione al lavoro degli stranieri in Italia?

Per i lavoratori extracomunitari è possibile, una volta arrivati in Italia, chiedere alla Questura il permesso di soggiorno e il datore di lavoro può procedere all’assunzione del lavoratore straniero direttamente con le procedure previste per il cittadino italiano.

Per i lavoratori extracomunitari in territorio italiano, il datore di lavoro deve seguire le stesse modalità previste per l’assunzione dei lavoratori italiani e comunitari, dandone comunicazione entro 48 ore alla Questura.

La comunicazione deve contenere: le generalità del datore di lavoro e del lavoratore, gli estremi del passaporto o del documento di identificazione del lavoratore e l’indirizzo del datore di lavoro presso cui viene prestato servizio.

La mancata comunicazione prevede una sanzione amministrativa da Euro 154,00 a Euro 1.032,00.

Bonus bebè e aiuti alle mamme 2018: facciamo chiarezza

Tra le novità e le conferme della Legge di bilancio 2018, ecco tutte le agevolazioni:

  • il bonus asilo nido 2018 INPS da 1000 euro l’anno;
  • il bonus bambini malati gravi 2018;
  • il nuovo bonus bebè 2018 confermato solo per 1 anno ai nuovi nati 2018 e adottati;
  • il bonus mamme domani da 800 euro ossia il premio alla nascita 2018;
  • il bonus baby sitter 2018.
  • Bonus asilo nido e bambini malati gravi

Carta d’identità per cittadini stranieri

Ecco tutti i passaggi per richiedere ed ottenere la carta d’identità per cittadini stranieri in Italia.

Chi può richiederla?
Possono richiedere la Carta d’Identità per Cittadini Stranieri, tutti quei cittadini che siano in possesso di regolare permesso di soggiorno (o in possesso della carta d’identità del loro paese per i cittadini UE) e residenza anagrafica nel territorio Italiano.
Per tutti i cittadini stranieri residenti la carta d’identità ha esclusivamente valore di documento di riconoscimento e non costituisce un documento valido per l’espatrio.

Condizioni necessarie per il rilascio
La richiesta per la carta d’identità si può fare in qualunque momento presentandosi personalmente. Il minorenne dovrà essere accompagnato da entrambi i genitori, con documento valido, o tutore.

Assegno sociale per stranieri: come funziona

Che cos’è l’assegno sociale? Si tratta di una prestazione economica (ex pensione sociale), erogata dietro domanda, in favore dei cittadini che si trovano in condizioni economiche particolarmente disagiate con redditi non superiori alle soglie previste annualmente dalla legge.

È ricolto ai cittadini italiani, agli stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del comune di residenza e ai cittadini extracomunitari/rifugiati/titolari di protezione sussidiaria con permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.
È necessario che i beneficiari percepiscano un reddito al di sotto delle soglie stabilite annualmente dalla legge.
Il funzionamento dell’assegno sociale è molto semplice: il pagamento ha inizio dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda.
La verifica dei requisiti di reddito e di effettiva residenza avviene ogni anno.

Pensione per gli stranieri: come funziona la legge italiana?

Come funziona la pensione per gli stranieri che risiedono nel territorio nazionale?
La materia è molto articolata, diversificata e dipende dagli accordi presi dall’Italia con i vari Paesi.

Esistono due grandi categorie: il lavoratore comunitario (avente gli stessi identici diritti e doveri di un lavoratore italiano) e il cittadino straniero non comunitario che viene in Italia e lavora per poi restarci o per tornare poi nel proprio Stato natale.

Per gli stranieri comunitari

I cittadini comunitari godono delle stesse identiche condizioni dei lavoratori italiani: sia nella retribuzione che nelle varie condizioni di lavoro, pensione compresa.

Linee Guida per l’accoglienza degli alunni stranieri

Le “Linee Guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri”, pubblicate dal MIUR nel febbraio 2014, parlano chiaro, ribadendo ciò che nel nostro Paese è un diritto universale: l’istruzione.
I minori stranieri in Italia sono innanzitutto persone e, in quanto tali, hanno diritti e doveri che prescindono dalla loro nazionalità.
In accordo con questo principio non sono previsti requisiti di legge per i rifugiati e per tutti i minori neo arrivati nel nostro paese per accedere al sistema di istruzione.
Un grande aggiornamento di queste Linee guida, rispetto alla precedente versione datata 2006, è l’introduzione del tema della scolarizzazione nel livello secondario superiore e la distinzione fra i bisogni degli alunni con cittadinanza non italiana, ma nati in Italia (di seconda generazione) e i bisogni degli alunni migranti neo arrivati nel nostro Paese.
Altra grande differenza è sicuramente data dal numero in aumento degli alunni stranieri con cittadinanza non italiana, che sono quindi nati in Italia ma con entrambi i genitori non italiani.
Se nel 2005/2006 erano 400.000, nel 2014/2015 questo numero si è quasi raddoppiato, raggiungendo circa le 830.000 unità. L’aumento, costante, riguarda tutti i livelli dell’istruzione.

Stranieri e scuola: come funziona in Italia?

Il diritto allo studio nel nostro Paese è considerato un diritto-dovere: diritto a ottenere istruzione e insieme obbligo di frequentare le scuole fino all’età di 16 anni.

Il diritto-dovere all’istruzione è garantito al cittadino straniero – regolarmente soggiornante in Italia – alle stesse condizioni del cittadino italiano.

Per i minori stranieri:

  • diritto all’istruzione indipendentemente dalla loro regolarità, nelle stesse identiche forme e nei modi previsti per i cittadini italiani;
  • sono soggetti all’obbligo scolastico;
  • non esistono limiti: è possibile richiedere l’iscrizione in qualunque periodo dell’anno scolastico.

In mancanza di documentazione anagrafica o in possesso di documentazione irregolare, ne è responsabile uno dei genitori (o chi ne esercita la tutela).
In questo caso il minore viene iscritto con riserva, senza però pregiudicare il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado.

Assegno familiare stranieri: come richiederlo?

Assegno familiare stranieri 2018: cosa sapere

Gli assegni nucleo familiare stranieri (ANF) sono un diritto per tutti i cittadini stranieri con permesso di soggiorno di lungo periodo (come stabilito dalla sentenza del Tribunale di Brescia ordinanza del 14 aprile 2015).

Tale sentenza ha posto in evidenza il fatto che gli assegni famigliari sono un diritto per tutti i cittadini residenti italiani e stranieri, e non un’agevolazione che non può non essere concessa sulla base della nazionalità.

Dal 1° gennaio 2018, inoltre, è partito anche il nuovo reddito di inclusione 2018 stranieri.
Tali assegni sono chiamati “Assegni al nucleo familiare ANF” e sono un’agevolazione riconosciuta oggi anche agli stranieri, per il sostegno al reddito della famiglia anche se residente all’estero.
Si tratta quindi di benefici che i lavoratori dipendenti e i pensionati da lavoro dipendente possono richiedere al proprio datore di lavoro tramite specifico modello di domanda (devono sussistere i requisiti di reddito, determinati ogni anno dalla Legge Italiana).

A chi spettano gli ANF stranieri 2018?
Spetta ai lavoratori dipendenti, anche agricoli e lavoratori domestici, iscritti alla gestione separata, e ai titolari di pensioni da lavoro dipendente, ai titolari di prestazioni previdenziali ed ai lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto.

Requisiti:

  • Richiedente ANF: lavoratore o pensionato.
  • Coniuge: non separato legalmente, anche se non convivente.
  • Figli ed equiparati minorenni conviventi o meno; maggiorenni inabili se non sposati; figli studenti o apprendisti maggiorenni e fino all’età di 21 anni compiuti che fanno parte del nucleo familiare, per le famiglie numerose con almeno 4 figli gli ANF spettano fino al compimento dei 26 anni.
  • Fratelli, sorelle del richiedente e i nipoti minorenni o maggiorenni inabili: solo se orfani dei genitori, se non titolari di una pensione ai superstiti e non coniugati.

Come presentare la domanda?
La domanda assegni familiari INPS deve essere presentata dal richiedente ogni anno attraverso uno specifico modello.

1) Istanza presentata tramite il datore di lavoro: il richiedente deve utilizzare il seguente modulo: modello ANF/DIP (SR16). L’assegno versato dal datore di lavoro è un diritto riconosciuto per tutto il periodo di lavoro, anche se la domanda viene presentata dopo la cessazione del rapporto (la prescrizione avviene solo dopo 5 anni).

2) Istanza presentata all’Inps: la domanda ANF va presentata direttamente all’Inps nel caso in cui chi richieda l’agevolazione sia un lavoratore domestico, operaio agricolo dipendente a tempo determinato, se iscritto alla gestione separata o beneficiario di altre prestazioni previdenziali.

Rinnovo del permesso di soggiorno e matrimonio: che cosa cambia

Per ottenere il permesso di soggiorno, allo straniero extracomunitario basta dimostrare la convivenza con un cittadino italiano.
La sentenza n. 5040/2017 del 19 ottobre 2017 parla chiaro: la persona convivente more uxorio di un cittadino italiano ha diritto al rinnovo del permesso di soggiorno anche in assenza del matrimonio.
Secondo quanto stabilito, infatti, dal Consiglio di Stato è illegittimo il diniego di rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato motivato dalla mancanza di un reddito minimo idoneo al suo sostentamento sul territorio nazionale laddove sussista un rapporto di convivenza evidente e dichiarato (anche nel caso di un rapporto di lavoro di natura fittizia come la collaborazione domestica).
La sentenza riprende le indicazioni provenienti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in materia, secondo cui la nozione di “vita privata e familiare” (articolo 8, paragrafo 1, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo) include non solo le relazioni consacrate dal matrimonio, ma anche le unioni di fatto nonché, in generale, i legami esistenti tra i componenti del gruppo designato come famiglia naturale.
Per questo motivo, proprio in virtù della presenza di rapporti affettivi (di natura eterosessuale od omosessuale), l’eventuale applicazione di una misura di allontanamento o di diniego di un permesso di soggiorno è in grado, secondo la Corte di Strasburgo, di provocare un sacrificio sproporzionato del diritto alla vita privata e familiare per il soggetto portatore dell’interesse (Corte europea dei diritti dell’uomo, sentenza del 4 dicembre 2012).