I diplomi AFAM diventano lauree: cosa cambia per gli studenti internazionali
Una novità importante per chi sceglie di studiare in Italia nei settori dell’arte, della musica, del design e della danza: con le nuove disposizioni approvate dal Consiglio dei Ministri, i diplomi accademici di primo e secondo livello delle istituzioni AFAM assumono rispettivamente il titolo di laurea e laurea magistrale.
Il cambiamento riguarda il sistema dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (AFAM) e rappresenta un ulteriore passo verso l’integrazione di questo settore nel sistema italiano dell’istruzione superiore. Per gli studenti internazionali, la novità è particolarmente interessante perché interviene proprio su uno degli aspetti più delicati della mobilità accademica: la chiarezza e la riconoscibilità dei titoli di studio.
Cosa sono le istituzioni AFAM?
Il sistema AFAM comprende oltre 150 istituzioni di alta formazione in Italia. Ne fanno parte, tra le altre, le Accademie di belle arti, i Conservatori di musica, gli Istituti Superiori per le Industrie Artistiche (ISIA), l’Accademia nazionale di danza e l’Accademia nazionale d’arte drammatica, oltre ad altre istituzioni private autorizzate a rilasciare titoli aventi valore legale.
I percorsi AFAM sono articolati, come quelli universitari, in un primo e in un secondo livello. Fino ad oggi, però, i titoli finali avevano una denominazione diversa: diploma accademico di primo livello e diploma accademico di secondo livello.
Il provvedimento, approvato il 4 agosto 2026, stabilisce che i titoli da utilizzare d’ora in poi saranno quelli di laurea e laurea magistrale. Secondo il Ministero dell’Università e della Ricerca, l’intervento supera un disallineamento normativo che nel tempo aveva creato difficoltà nel riconoscimento dei titoli all’estero, nelle procedure di mobilità Erasmus+ e in diverse procedure amministrative.
Diplomi AFAM diventano lauree: perché è importante per chi arriva dall’estero?
Per uno studente internazionale, scegliere un percorso di studi in un altro Paese significa spesso confrontarsi con sistemi educativi, denominazioni dei titoli e procedure amministrative differenti.
In questo contesto, la nuova denominazione può rendere più immediata la comprensione del livello del titolo conseguito in Italia, importante soprattutto per chi desidera utilizzare il proprio titolo anche in altri Paesi.
Il MUR indica infatti espressamente che l’obiettivo della misura è la riduzione delle difficoltà incontrate in passato nel riconoscimento dei titoli all’estero e nella mobilità internazionale.
Studiare in Italia: cosa cambia concretamente?
Per gli studenti internazionali che stanno valutando un percorso AFAM, la novità contribuisce soprattutto a rendere più chiaro il posto di questi percorsi all’interno dell’istruzione superiore italiana.
Realmente, i diplomi AFAM erano equipollenti alle lauree universitarie già dal 2012 (Legge 228/2012).
Cosa cambia, quindi, a partire da agosto 2026? Soprattutto la denominazione formale dei titoli, portandola a coincidere con quella utilizzata nel sistema universitario italiano.
Per chi arriva dall’estero, questo può essere particolarmente utile quando deve presentare il proprio percorso di studi a università, istituzioni o altri soggetti che devono comprenderne il livello.
La nuova denominazione dei titoli AFAM non elimina comunque le normali procedure previste per l’accesso ai corsi e la valutazione dei titoli. Le procedure ufficiali per gli anni accademici 2026/2027 e 2027/2028 stabiliscono che la valutazione dei titoli esteri ai fini dell’ammissione spetta alle singole istituzioni della formazione superiore.
CFA e CFU: qual è la differenza?
Equiparati i titoli, resta una differenza sostanziale tra accademie e università italiane: quella tra CFA e CFU. Le istituzioni AFAM utilizzano i Crediti Formativi Accademici (CFA), mentre le università utilizzano i Crediti Formativi Universitari (CFU).
La differenza però, anche in questo caso, è solo nella denominazione, visto che il valore dei crediti e i due sistemi sono analoghi.
Un passo in più per l’internazionalizzazione dell’alta formazione italiana
La riforma arriva in un momento in cui l’internazionalizzazione rappresenta uno degli elementi centrali della formazione superiore italiana.
Per chi sceglie di laurearsi in Italia, infatti, l’esperienza universitaria non riguarda soltanto la qualità dell’offerta formativa. Contano anche la possibilità di comprendere facilmente il sistema educativo, accedere alle procedure corrette e utilizzare il titolo ottenuto al termine del percorso.
La nuova denominazione dei diplomi AFAM va quindi letta come parte di un percorso più ampio: rendere il sistema italiano più comprensibile, competitivo e facilmente riconoscibile anche per chi lo osserva dall’estero.
Più risorse per gli studenti universitari
La stessa misura approvata dal Governo interviene anche sul diritto allo studio. Il decreto destina 60 milioni di euro alle attività di tutorato, orientamento, supporto e sostegno agli studenti universitari.
Secondo il MUR, le risorse saranno distribuite attraverso il prossimo decreto ministeriale di assegnazione del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) e serviranno agli atenei per rafforzare i servizi dedicati agli studenti in vista dell’anno accademico 2026/2027.
Per gli studenti internazionali, servizi di orientamento e supporto rappresentano sicuramente una componente importante dell’esperienza di studio: arrivare in un nuovo Paese significa infatti non solo scegliere un corso, ma anche imparare a muoversi all’interno di un nuovo sistema accademico e amministrativo.
Se stai valutando di studiare arte, musica, design o altre discipline AFAM in Italia, questa riforma è un ulteriore elemento da considerare quando si guarda al nostro Paese come destinazione internazionale per la formazione.